
{"id":9775,"date":"2025-03-18T11:23:50","date_gmt":"2025-03-18T10:23:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europeancollege.it\/?p=9775"},"modified":"2025-03-18T11:33:33","modified_gmt":"2025-03-18T10:33:33","slug":"le-ragioni-del-rearm-europe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europeancollege.it\/fr\/le-ragioni-del-rearm-europe\/","title":{"rendered":"Le ragioni del ReArm Europe"},"content":{"rendered":"<p>Di Marco Ziliotti<\/p>\n<p>Il 6 marzo scorso ventisei capi di Stato e di governo dell\u2019Unione Europea, superando (finalmente!) la regola dell\u2019unanimit\u00e0, hanno approvato il piano denominato ReArm Europe. Declinato in cinque punti, esso istituisce uno strumento finanziario comune europeo, che fornir\u00e0 150 miliardi di euro agli Stati membri per investimenti nella difesa; introduce una deroga (clausola di salvaguardia) ai parametri del patto di stabilit\u00e0 e crescita, che apre uno spazio fiscale ai singoli Stati per spese per la difesa di ulteriori 650 miliardi; promuove la mobilitazione di capitali privati, tramite la Banca Europea per gli Investimenti, al fine di incentivare gli ingenti risparmi europei al finanziamento di imprese domestiche del settore difesa.<\/p>\n<p>Dunque, un pacchetto da 800 miliardi di sole risorse pubbliche, oltre a quelle private, che, da un lato, con la deroga da 650 miliardi, manda di fatto in soffitta i vincoli dell\u2019appena nato patto di stabilit\u00e0 e crescita; dall\u2019altro, col fondo europeo da 150 miliardi, compie il primo passo verso la costituzione di un vero sistema di difesa comune, necessariamente finanziato da comuni risorse.<\/p>\n<p>Il progetto, per le sue dimensioni e soprattutto per la natura dei suoi obiettivi, pu\u00f2 a tutta evidenza essere definito di portata storica. \u00c8 altrettanto evidente che \u201cReArm\u201d, per di pi\u00f9 \u201ca casa nostra\u201d, \u00e8 una parola che non dovrebbe suscitare entusiasmo da parte di nessuno. Ben comprensibile, quindi, che l\u2019iniziativa abbia provocato un acceso dibattito, non solo nelle stanze della politica di professione, ma anche fra l\u2019opinione pubblica e nelle coscienze stesse dei cittadini. Il ch\u00e9 \u00e8 bene, volendo fortemente continuare a credere che il libero confronto dialettico tra idee sia il valore pi\u00f9 prezioso delle nostre democrazie liberali.<\/p>\n<p>Ma, in un tornante della Storia oggettivamente cos\u00ec complesso, \u00e8 indispensabile avere chiari alcuni cruciali elementi di contesto. Primo dato di fatto \u00e8 il velocissimo e rilevante incremento dei rischi geopolitici per i Paesi europei. Intendiamoci: non si tratta qui di evocare scenari con la cavalleria cosacca in Piazza S. Pietro; ma \u00e8 innegabile l\u2019inquietante crescendo dell\u2019uso della forza contro l\u2019Europa da parte della Russia di Putin. Violenza militare vera e propria, mobilitando tutte le risorse umane ed economiche disponibili, in Ucraina. Ma pure violenza nella forma insidiosa della guerra ibrida: continui cyberattacchi, sempre pi\u00f9 aggressivi e diffusi, ai sistemi informatici prevalentemente di enti pubblici; ingerenze sempre pi\u00f9 pervasive sulle opinioni pubbliche, soprattutto in occasione degli appuntamenti elettorali, con massiccia e scientifica diffusione di fake news e tramite sostegno \u2013 pi\u00f9 o meno coperto \u2013 a formazioni politiche e partiti apertamente antieuropeisti, quando non espressamente filorussi. Il ripristino della storica influenza russa con un perimetro analogo a quello dei tempi dell\u2019U.R.S.S. \u00e8 un obiettivo dichiarato; e non \u00e8 certamente di conforto che, come affermato pochi giorni fa dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, \u201cla visione della nuova amministrazione americana riguardo alle configurazioni di politica estera coincide in gran parte con la nostra visione\u201d.<\/p>\n<p>Secondo punto: quanto sopra pone un problema urgente di deterrenza. Urgente: sarebbe certamente meglio partire prima con la costituzione di un sistema di difesa unica europea e solo dopo procedere al riarmo. Ma non c\u2019\u00e8 tempo. Per fare l\u2019Euro ci sono voluti almeno dieci anni (dalla crisi del Sistema Monetario Europeo al 1\u00b0 gennaio 2002, quando la moneta unica cominci\u00f2 a circolare fisicamente). L\u2019esercito europeo necessita di un lungo processo di costruzione, legato a doppio filo con l\u2019edificazione di una casa politica comune. Deterrenza, che non significa affatto volont\u00e0 bellicista, ma, esattamente al contrario, rafforzamento del potere negoziale; unica strada per rendere realistica \u2013 e non solo una vacua invocazione \u2013 la prospettiva di soluzioni diplomatiche sulle basi pi\u00f9 durature e meno ingiuste possibili.<\/p>\n<p>Terzo aspetto, forse il pi\u00f9 delicato: la spesso evocata pretesa alternativa della spesa in burro anzich\u00e9 in cannoni. Chi, a priori, non preferirebbe che la spesa pubblica privilegiasse scuole ed ospedali rispetto a scopi militari? Ma, posta in termini decontestualizzati, la domanda ancora una volta rischia di essere pericolosamente \u2013 o, peggio, colpevolmente \u2013 fuorviante. In primo luogo, va ricordato, perch\u00e9 la spesa in sistemi difensivi, al giorno d\u2019oggi, non consiste tanto in bombe e fucili, bens\u00ec prevalentemente in ricerca e sviluppo di tecnologie avanzate (sicurezza informatica, intelligence), con comprovate esternalit\u00e0 positive in termini di innovazioni ampiamente utilizzabili in ambito civile (si pensi, solo per citare due possibili esempi, ai droni ed ai sistemi di cybersicurezza). Non solo, ma la consistente mole (800 miliardi di euro) di risorse mobilitate pu\u00f2 consentire massicce operazioni di riconversione di settori industriali in crisi (automotive, per esempio), generando sostegno all\u2019occupazione ed effetti economici moltiplicativi (in passato, si sono calcolati moltiplicatori della spesa militare \u2013 soprattutto se indirizzata a tecnologie innovative \u2013 pari fino all\u20191,5: la spesa di 1 euro genera un aumento del PIL di 1,5 euro, cio\u00e8 crea un reddito che supera del 50% l\u2019autofinanziamento della spesa stessa).<\/p>\n<p>Ma, prima ancora dell\u2019affermazione \u2013 antiestetica finch\u00e9 si vuole, ma vera \u2013 che gli investimenti in sistemi di difesa possono rappresentare un efficace volano per l\u2019occupazione e la crescita economica, il paventato conflitto tra spesa militare e welfare sociale parte da un equivoco di fondo. La sicurezza \u2013 garantita proprio dai sistemi di difesa \u2013 \u00e8 indispensabile presupposto rispetto ad ogni altro elemento costitutivo del benessere collettivo. Qualsiasi diritto (all\u2019istruzione, alla salute, al lavoro) poggia necessariamente sulla sussistenza del diritto pi\u00f9 fondamentale che ci sia: la sicurezza dell\u2019integrit\u00e0 fisica della persona e dei suoi beni (materiali ed immateriali).<\/p>\n<p>Quindi, cos\u00ec come siamo tutti pienamente consapevoli che per garantire tale diritto alla sicurezza rispetto ai pericoli \u201cinterni\u201d sia indispensabile destinare adeguate risorse al finanziamento delle preposte forze dell\u2019ordine (Polizia, Carabinieri, eccetera), occorre riacquisire altrettanta consapevolezza \u2013 offuscata per lungo tempo dall\u2019illusione di un eterno e gratuito ombrello americano \u2013 che pure le forze armate (Esercito, Aviazione, Marina) sono altrettanto indispensabili per tutelare esattamente lo stesso diritto rispetto a rischi \u201cesterni\u201d.<\/p>\n<p>A chi invoca l\u2019ideale di una \u201cEuropa neutrale\u201d, sarebbe salutare ricordare che il Paese neutrale per antonomasia, la Svizzera, ha fondato la sua vocazione alla neutralit\u00e0 (oltre che su una posizione geografica che non ha mai interessato a nessuno e ad un segreto bancario che ha fatto comodo a tutti) su un\u2019antica abilit\u00e0 guerriera \u2013 non a caso, i Papi da oltre cinquecento anni hanno scelto le Guardie Svizzere a difesa del Vaticano \u2013 e su un obbligo di leva universale in cui, dopo il primo servizio sotto le armi, per dieci anni si \u00e8 chiamati a ritornare in caserma per periodici corsi di ripetizione.<\/p>\n<p>Una adeguata capacit\u00e0 di difesa rappresenta la polizza assicurativa posta a garanzia della pace, bene sommamente prezioso; e, come accade per tutte le assicurazioni, se ne paga il premio proprio nell\u2019intento di non doverla mai utilizzare.<\/p>\n<p>Pubblicato su la Gazzetta di Parma marted\u00ec 11 marzo 2025<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Marco Ziliotti Il 6 marzo scorso ventisei capi di Stato e di governo dell\u2019Unione Europea, superando (finalmente!) la regola dell\u2019unanimit\u00e0, hanno approvato il piano denominato ReArm Europe. 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