L’ accordo commerciale UE – Mercosur entra provvisoriamente in vigore il 1 Maggio 2026

Il primo maggio entra in vigore in via transitoria il trattato commerciale tra l’Unione europea e i quattro paesi del Mercosur — Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. A partire da quella data prenderà avvio la progressiva eliminazione dei dazi su oltre il 91 per cento dei prodotti esportati dall’UE, con un risparmio stimato in miliardi di euro per le imprese europee. I vantaggi immediati riguarderanno in particolare i settori del automotive, dei macchinari, della chimica e dell’agroalimentare.

L’accordo commerciale, che coinvolgerà 700 milioni di consumatori, oltre alla rimozione delle barriere tariffarie creerà posti di lavoro e opportunità di commercio, inoltre assicurerà il rispetto delle regolamentazioni europee. Secondo le stime della Commissione entro il 2040, l’accordo può portare un aumento del PNB dell’UR di oltre 70 miliardi ed un aumento delle esportazioni europee del 40%.

L’accordo con il Mercosur non è un caso isolato. Nell’ultimo anno l’Unione europea ha accelerato significativamente la conclusione di intese commerciali con numerosi partner nel mondo, in risposta diretta alla politica dei dazi adottata dall’amministrazione americana e alla volontà di molti paesi di consolidare rapporti commerciali preferenziali. Si tratta di accordi che vanno ben al di là della semplice riduzione delle tariffe doganali: puntano a creare condizioni normative e strutturali più favorevoli per le esportazioni.

Nessun accordo commerciale produce solo vincitori. Sul versante europeo, l’ostacolo principale è venuto dal settore agricolo. Il Mercosur annovera tra i più competitivi produttori mondiali di carni bovine, pollame, soia, zucchero ed etanolo. L’apertura del mercato europeo a questi prodotti — anche solo parziale, e con quote contingentate — ha incontrato la resistenza organizzata degli agricoltori europei, una delle lobby più influenti nella politica comunitaria. Francia, Irlanda, Polonia e Austria, i paesi con le filiere agricole più esposte, hanno più volte bloccato o rallentato il mandato negoziale della Commissione. In realtà, dietro le proteste agricole si cela anche un obiettivo più ambizioso: modificare le proposte della Commissione sul quadro finanziario pluriannuale 2028–2034, che prevedono una parziale rinazionalizzazione della politica agricola comune. La motivazione della maggioranza del Parlamento europeo di rinviare il voto nell’attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia prima di ratificare l’insieme dell’accordo riflette, in parte, queste stesse preoccupazioni.

Sul versante opposto, le resistenze maggiori sono venute dai settori industriali e normativi. Brasile e Argentina dispongono di industrie manifatturiere — nel comparto automobilistico, elettronico e tessile — costruite e sviluppate al riparo di barriere protettive elevate. L’apertura alla concorrenza europea, anche se graduale, rischia di colpire settori produttivi consolidati e i posti di lavoro ad essi legati. Le asimmetrie normative rappresentano un altro nodo critico: gli standard europei su sicurezza alimentare, proprietà intellettuale e appalti pubblici sono percepiti come barriere non tariffarie in grado di limitare l’accesso reale al mercato europeo, indipendentemente dall’abbattimento dei dazi.

Accanto alla parte strettamente commerciale, la Commissione ha negoziato e ricevuto l’accordo dei quattro Stati del Mercosur su un più ambizioso accordo di partenariato, che prima di entrare pienamente in vigore dovrà ricevere l’approvazione unanime dei Governi e dei Parlamenti nazionali.

Gli elementi qualificanti dell’accordo di partenariato sono i capitoli cosiddetti non tariffari. Per esempio il capitolo dedicato al commercio e allo sviluppo sostenibile, dove la violazione sistematica degli impegni climatici da parte di uno dei contraenti potrebbe innescare la sospensione delle concessioni commerciali. L’accordo include inoltre un allegato specifico sulla deforestazione, che vincola entrambe le parti a prevenire ulteriore disboscamento dei propri territori e ad adottare sistemi di monitoraggio verificabili.

Sul piano dei diritti dei lavoratori, le disposizioni concordate impegnano formalmente entrambe le parti al rispetto delle convenzioni internazionali del lavoro: libertà di associazione, diritto alla contrattazione collettiva, eliminazione del lavoro minorile e forzato, non discriminazione nell’occupazione.

Su questi temi le reazioni sono state diametralmente opposte: in ambito europeo, le norme sono state criticate per l’assenza di sanzioni automatiche; nei paesi del Mercosur, al contrario, le stesse disposizioni sono state giudicate troppo impositive e poco rispettose delle tradizioni giuridiche latinoamericane. Il punto di equilibrio è che l’applicazione di tali norme si basa principalmente sulla pressione diplomatica e sulla reputazione, più che su meccanismi sanzionatori automatici. L’accordo stabilisce comunque un obbligo di miglioramento progressivo, verificabile nel tempo.

Tra le misure non tariffarie vi sono pure il riconoscimento dei prodotti di origine, che offrirà tutela ad oltre 350 prodotti europei, e circa 200 prodotti provenienti dai paesi del Mercosur.

Nonostante queste resistenze, l’Europa rimane un mercato straordinariamente attraente per i paesi esportatori di tutto il mondo. Con 450 milioni di consumatori, l’Unione europea ha la forza di imporre condizioni alle proprie importazioni che nessuno stato individuale, per quanto grande, potrebbe permettersi di richiedere.

L’entrata in vigore provvisoria della parte commerciale dell’accordo segna comunque un passaggio storico. Due aree economiche che insieme contano oltre 700 milioni di consumatori avviano un processo di integrazione destinato a ridisegnare i flussi di scambio tra Europa e America Latina.

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