9 maggio: l’Europa 75 anni dopo la dichiarazione Schuman

Alfredo De Feo

Il 9 maggio è una data importante per l’Europa: la dichiarazione lanciata da Robert Schuman nel 1950 segna l’inizio del progetto europeo ed apre un periodo di pace senza precedenti nella storia dei nostri paesi.

L’idea di costruire la pace in Europa attraverso una collaborazione tra gli Stati, era nata con il Manifesto di Ventotene di Spinelli, Rossi e Colorni e con le esortazioni di Winston Churchill, nei celebri discorsi di Zurigo e dell’Aja. Ma fu Robert Schuman, ministro degli esteri francese, che concretamente raccolse la sfida facendo un appello agli altri Stati. Traducendo la spinta ideale di Spinelli ed altri in azione politica.

L’8 maggio, Robert Schuman presentò il suo piano, preparato nella più grande discrezione insieme a Jean Monnet.  ai ministri dell’Economia del Regno Unito, dell’Italia e dei tre paesi del Benelux. La sera dell’8 maggio, tutti i documenti preparatori furono distrutti. Dopo l’assenso dei Ministri dei 5 paesi,  Schuman inviò un  suo emissario personale a Bonn che informò Konrad Adenauer della proposta francese. La mattina del giorno successivo, appena ricevuta la notizia della reazione entusiasta del Cancelliere  Adenauer, Schuman informò il Governo francese e convocò la conferenza stampa che si sarebbe tenuta al Quai d’Orsay il 9 maggio alle 18.

Robert Schuman presento’ cosi la dichiarazione che avrebbe aperto la strada al processo di integrazione, per piccoli passi, dei sei paesi fondatori della Comunità europea.

La dichiarazione Schuman formulò in modo semplice una serie di obbiettivi che vennero condivisi da statisti come Konrad Adenauer ed Alcide De Gasperi e dai paesi del Benelux. Piccolo particolare le discussioni tra i tre leader dei paesi del dopoguerra avvenivano in tedesco.

Il  linguaggio della dichiarazione è semplice, indica l’obiettivo ambizioso, costruire l’unità dell’Europa, ma in modo realistico « Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.

La motivazione profonda della Dichiarazione, si ritrova nelle prime righe L’Europa

non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra…..La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionata ai pericoli che la minacciano.

 

Quindi il 9 maggio 1950 pone l’obiettivo di costruire e preservare la pace.

 

Il ricordo di un anniversario importante non deve però essere un momento rivolto solo al passato ma guardare al presente ed al futuro. L’Europa si è costruita per tappe.  Jean Monnet sosteneva che  l’Europa sarà forgiata nelle crisi e sarà il risultato delle risposte alle crisi. Quando tutto sembrava finito, ma poi tutto ripartiva. Questo ci rende fiduciosi.

 

Nell’Europa di Delors dominava uno idealismo europeo: la realizzazione del Mercato Unico, la caduta del muro di Berlino, l’entusiasmo per le nascenti democrazie nell’europa centrale ed orientale, ed infine, ma non ultimo, la nascita della moneta unica.

L’alba del nuovo millennio ha visto crescere un certo scetticismo sul processo di integrazione. Le difficoltà di integrazione dei paesi entrati a far parte dell’Unione Europea, le crisi finanziare e le crisi dell’Euro, la Brexit, la pandemia, l’espansionismo russo ed infine il cambio di amministrazione negli Stati Uniti obbligano l’Europa di oggi ad una prova difficile il cui risultato non è scontato.

 

D’altra parte intorno a queste crisi si è ricreata una rinnovata unità europea, che ha permesso di negoziare compatti con il Regno unito, di sostenere l’Ucraina, di lanciare il debito comune con il piano di ripresa e resilienza, tutti elementi che, pur con i problemi di applicazione, che hanno ridato speranza e senso di appartenenza Europea ad una maggioranza di cittadini europei.

 

Detto questo, non si possono nascondere segnali preoccupanti: la crescita di partiti nazionalisti e pro russi in molti paesi europei, gli attacchi della nuova amministrazione americana per dividere l’Europa. Lo scenario geopolitico stanno cambiando, ma l’equilibrio non è stato ancora raggiunto. Tutte le dichiarazioni dal Presidente Trump, alla Presidente von der Leyen alla Presidente Meloni e di tutti i leader mondiali fanno parte di un tatticismo che dovrà trovare un punto di caduta.

 

L’Europa ha certo delle debolezze, soprattutto sul piano tecnologico, nella capacità di innovare, debolezze che in buona parte sono attribuili alla non-Europa, cioè tutto quello che l’Europa avrebbe potuto fare ma non ha, ancora, fatto. Le conclusioni del Rapporto Letta sul completamento del mercato unico, e di quello di Mario Draghi sul rilancio della competitività europea ed infine le raccomandazioni della Presidente della BCE Christine Lagarde, che incita a procedere speditamente sulle riforme, danno speranza che ci sono gli spazi per un rilancio europeo.

 

Per concludere, l’Europa ha molte armi per difendere la propria sovranità ed il proprio modello di sviluppo. Non possiamo che augurarci che gli Stati, sotto  l’impulso ed il coordinamento delle Istituzioni europee, prendano le decisioni coraggiose, come hanno saputo fare in passato, perché è cosi che l’Europa di oggi funziona e non ci si deve nascondere dietro il paravento dell’unanimità. Già in passato molte decisioni importanti sono state prese dagli Stati che ci hanno creduto, lasciando la porta aperta agli altri, cosi è stato per la creazione dell’Euro, per l’accordo di Schengen sull’abolizione delle frontiere interne all’Unione. L’Europa dei volenterosi permetterà di fare un balzo in avanti anche in questa crisi.

 

https://www.cvce.eu/en/obj/ninth_and_final_draft_of_the_schuman_declaration_6_may_1950-en-4909847d-df12-4c67-83d2-8e0978da025b.html

L’Europa a 75 anni dalla Dichiarazione Schuman: da un sogno di pace ad una sfida globale

Parma, 9 maggio 2025 – ore 11:30


Aula Cavalieri dell’Università di Parma

Da un sogno di pace a una sfida globale: è questo il titolo dell’incontro che si terrà venerdì 9 maggio 2025 alle ore 11:30 presso l’Aula Cavalieri dell’Università di Parma, in occasione del 75° anniversario della Dichiarazione Schuman, atto fondativo del processo di integrazione europea.

L’evento, che si inserisce nel programma della Festa per l’Europa della città di Parma, sarà un momento di riflessione pubblica e partecipata su come l’idea di unità europea, nata nel secondo dopoguerra per garantire la pace, si stia oggi trasformando in una sfida globale tra sicurezza, sostenibilità e coesione sociale.

Interverranno:

  • Paolo Martelli, Rettore dell’Università di Parma

  • Cesare Azzali, Presidente della Fondazione Collegio Europeo di Parma

Seguirà un intervento in collegamento su “L’impatto della Dichiarazione Schuman del 1950” a cura di:

  • Alfredo De Feo, Direttore scientifico del Collegio Europeo di Parma

Ne discuteranno:

  • Jean-Louis De Brouwer – Direttore del Programma Affari Europei, EGMONT – Royal Institute for International Relations (intervento in lingua inglese)

  • Emanuela Maio – Docente del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali, Università di Parma

  • Emanuele Castelli – Docente del Dipartimento di Giurisprudenza, Studi Politici e Internazionali, Università di Parma

L’ingresso è libero e aperto a tutta la cittadinanza.
Al termine dell’incontro, i partecipanti sono invitati a un momento conviviale con aperitivo offerto.

Europa: Eppur si muove

Di Alfredo De Feo

Quando si vive una vita normale, fatta di preoccupazioni quotidiane, bambini, salute necessità di risolvere gli inevitabili problemi, piccoli e grandi, è difficile concentrarsi su quanto avviene nel mondo, le strategie geopolitiche, i rischi per la nostra economia quindi per il nostro stile di vita ed il nostro benessere, per il futuro dei nostri figli. È difficile ma dobbiamo farlo.

Per lunghi decenni, la coesistenza tra i paesi si è basata su una serie di principi basilari: il rispetto della democrazia e dell’autonomia dei vari paesi, il rispetto delle regole internazionali, il non uso della forza per risolvere tensioni, la promozione di un commercio mondiale sempre più libero e senza barriere doganali che aumentasse il benessere dei cittadini in modo generalizzato. Il tutto garantito da una serie di organizzazioni internazionali.

Ci piaccia o no, la guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina nel febbraio 2022 ha innescato una svolta negli equilibri del mondo. Le tensioni in Medio-oriente, al confine sud dell’Europa, hanno aggravato la situazione.

L’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, ha portato un ulteriore scossone all’equilibrio mondiale, con un forte impatto sull’Europa ed i suoi Stati. Non ho bisogno di enumerare i proclami ed i contro proclami del Presidente Trump e del suo cerchio ristretto. I governi europei devono affrontare le sfide e prendere delle decisioni difficili, sapendo guardare al medio-lungo termine, piuttosto che ai sondaggi immediati ed avere la capacità di spiegare ai cittadini il senso di scelte che possono apparire nel breve termine impopolari.

Il mandato all’unanimità dato dagli Stati e dalla maggioranza del Parlamento europeo è un primo segnale che l’Europa è pronta a stare unita e cominciare a creare delle sinergie in materia di difesa. L’altro aspetto positivo, che traspare dal libro bianco, è che si comincia a costruire qualcosa partendo dagli Stati, con l’obiettivo di coordinare meglio la produzione e gli acquisti di materiale bellico, sviluppare una condivisione di informazione dei servizi di intelligence nazionali, lo stesso vale per la tecnologia le comunicazioni e cosi via.

Una buona parte di queste iniziative, che vedremo meglio solo quando saranno presentate le proposte, saranno finanziate con debito comune garantito da tutti gli Stati. Sull’esempio di quanto fatto con il Next Generation EU. Questo piano, favorito dall’ allentamento delle regole del Patto di Stabilità, dovrebbe a termine consentire agli Stati Europei di essere più autonomi nella difesa del proprio territorio e dei propri valori, una prima risposta al disimpegno americano dalla difesa dell’Europa.

A questo, si deve segnalare la svolta in atto in Germania dove, sotto la guida del futuro cancelliere, Friederich Merz, sarà votata una riforma costituzionale per sopprimere il limite di spesa per finanziare spese legate alle infrastrutture all’ambiente ed alla difesa. Una vera e propria rivoluzione.

Seconda emergenza, quella del commercio. Il Presidente Trump ha iniziato ad introdurre dazi su molte merci importate, dando vita alle ritorsioni da parte dei paesi colpiti, creando di fatto un forte impoverimento dell’economia dei paesi (Europei e non) colpiti. Difficile dire a questo stadio tali dazi siano l’obiettivo finale del Presidente americano o solo una strategia negoziale, ma nei due casi questi atteggiamenti richiedono delle prese di posizione da parte dell’Europa, altrettanto forti. Con posizioni forti e decise sarà d’altra parte più facile negoziare.

Difficile dire se i leader europei sapranno essere solidali tra di loro nell’interesse di difendere la sovranità nazionale ed europea. È una grande opportunità ma non è sicuro che tutti sappiano coglierla. D’altra parte va ricordato che i Trattati europei prevedono la possibilità di portare avanti azioni con la cosiddetta “cooperazione rafforzata” (con la partecipazione di almeno nove stati) o in ultima analisi, attraverso accordi tra gli Stati, al di fuori del quadro giuridico dell’Unione Europea, come per esempio stanno facendo Francia ed Inghilterra per garantire il sostegno all’Ukraina (la coalizione dei volenterosi).

Per concludere, l’opinione pubblica dovrebbe essere cosciente che le sfide che abbiamo di fronte non riguardano gli altri ma noi stessi, la nostra libertà i nostri valori, non vogliamo lasciare ai nostri figli la scelta se vivere da sudditi americani o sudditi cinesi o russi ma di essere orgogliosamente europei con le nostre identità nazionali. Può essere motivo di ottimismo sapere che la generazione Erasmus è più avanti e questo lo ha già assimilato.

Pubblicato sulla Gazzetta di Parma 18 Marzo 2025

Iscriviti al DASE per contare nell’Europa di domani

Sono ufficialmente aperte le selezioni per il “Diploma e Master Universitario in Alti Studi Europei” (DASE).

Per illustrare il percorso, mercoledì 7 maggio 2025, a partire dalle 17:30, avrà luogo un Webinar di presentazione del Master, aperto a tutti gli interessati ad approfondire le proprie conoscenze sull’Unione Europea. L’evento sarà un’occasione unica ed irripetibile per scoprire l’offerta formativa del Corso, le opportunità (didattiche e di inserimento professionale), proposte dal programma, ed i benefici di una formazione altamente qualificata e sempre al passo con le principali sfide che l’Unione Europea si trova ad affrontare quotidianamente.

Il DASE si caratterizza per un’offerta formativa interdisciplinare, capace di fornire agli studenti conoscenze e competenze concernenti la sfera giuridica, economica e politica dell’Unione Europea (e non solo!)

Il programma, della durata di 1 Anno Accademico, si struttura in 2 fasi.

Nella prima, gli studenti frequentano 2 Semestri, composti da lezioni, seminari, esercitazioni pratiche e Lectiones Magistrales, tenuti prevalentemente in lingua inglese.

Nel corso del Primo Semestre, gli studenti seguono i “Corsi Fondamentali”, aventi ad oggetto la storia, l’ordinamento giuridico ed il funzionamento dell’Unione Europea.

Durante il Secondo Semestre, ciascuno studente ha invece la possibilità di selezionare un proprio percorso di specializzazione, a scelta tra i seguenti:

  • EU Policies and Economic Governance
  • EU in the Global Stage
  • Food, Green Deal and Current Issues

Nella seconda fase, necessaria per il conseguimento del titolo di Master Universitario (Primo e Secondo Livello), rilasciato dall’Università di Parma, gli studenti sono invece chiamati a svolgere un percorso di Tirocinio (in ambito nazionale, europeo, o internazionale) e redigere una Tesi.

Perché scegliere il DASE?

Il DASE si configura come un percorso accademico estremamente professionalizzante.

Nel dettaglio, grazie all’intrinseca multidisciplinarietà del programma, si acquisisce non soltanto una conoscenza teorica, ma anche (e soprattutto) pratica dell’Unione Europea.

Quest’ultimo aspetto risulta essenziale e strategico per la costruzione di una carriera nell’ambito della cosiddetta “EU Bubble”.

In aggiunta a ciò, si ha la possibilità di studiare in un ambiente internazionale e, al tempo stesso, di entrare in contatto con la nostra Faculty, composta non soltanto da Professori Universitari, ma anche da Alti Funzionari delle Istituzioni Europee.

Ultimo, ma non per importanza, i nostri studenti hanno sempre a disposizione un servizio di Tutoraggio Accademico, che li supporta sia nel percorso formativo, che nella ricerca di opportunità di Tirocinio.

Per ricevere tutte le informazioni utili (Programma Didattico, Borse di Studio, scadenze, quota di iscrizione, etc.), partecipa al nostro Webinar.

 Dettagli dell’evento:

  • Data: Mercoledì 7 Maggio 2025
  • Orario: 17:30 – 18:30

Modalità: Online – Accesso gratuito, previa registrazione al seguente link: https://events.teams.microsoft.com/event/9d5f12e3-8895-47fe-bd0a-5ac9a9667dde@0643d616-8ab5-4db2-9664-62be1b30c46a

 

Scegli il DASE e costruisci, insieme a noi, il tuo futuro professionale!

Le ragioni del ReArm Europe

Di Marco Ziliotti

Il 6 marzo scorso ventisei capi di Stato e di governo dell’Unione Europea, superando (finalmente!) la regola dell’unanimità, hanno approvato il piano denominato ReArm Europe. Declinato in cinque punti, esso istituisce uno strumento finanziario comune europeo, che fornirà 150 miliardi di euro agli Stati membri per investimenti nella difesa; introduce una deroga (clausola di salvaguardia) ai parametri del patto di stabilità e crescita, che apre uno spazio fiscale ai singoli Stati per spese per la difesa di ulteriori 650 miliardi; promuove la mobilitazione di capitali privati, tramite la Banca Europea per gli Investimenti, al fine di incentivare gli ingenti risparmi europei al finanziamento di imprese domestiche del settore difesa.

Dunque, un pacchetto da 800 miliardi di sole risorse pubbliche, oltre a quelle private, che, da un lato, con la deroga da 650 miliardi, manda di fatto in soffitta i vincoli dell’appena nato patto di stabilità e crescita; dall’altro, col fondo europeo da 150 miliardi, compie il primo passo verso la costituzione di un vero sistema di difesa comune, necessariamente finanziato da comuni risorse.

Il progetto, per le sue dimensioni e soprattutto per la natura dei suoi obiettivi, può a tutta evidenza essere definito di portata storica. È altrettanto evidente che “ReArm”, per di più “a casa nostra”, è una parola che non dovrebbe suscitare entusiasmo da parte di nessuno. Ben comprensibile, quindi, che l’iniziativa abbia provocato un acceso dibattito, non solo nelle stanze della politica di professione, ma anche fra l’opinione pubblica e nelle coscienze stesse dei cittadini. Il ché è bene, volendo fortemente continuare a credere che il libero confronto dialettico tra idee sia il valore più prezioso delle nostre democrazie liberali.

Ma, in un tornante della Storia oggettivamente così complesso, è indispensabile avere chiari alcuni cruciali elementi di contesto. Primo dato di fatto è il velocissimo e rilevante incremento dei rischi geopolitici per i Paesi europei. Intendiamoci: non si tratta qui di evocare scenari con la cavalleria cosacca in Piazza S. Pietro; ma è innegabile l’inquietante crescendo dell’uso della forza contro l’Europa da parte della Russia di Putin. Violenza militare vera e propria, mobilitando tutte le risorse umane ed economiche disponibili, in Ucraina. Ma pure violenza nella forma insidiosa della guerra ibrida: continui cyberattacchi, sempre più aggressivi e diffusi, ai sistemi informatici prevalentemente di enti pubblici; ingerenze sempre più pervasive sulle opinioni pubbliche, soprattutto in occasione degli appuntamenti elettorali, con massiccia e scientifica diffusione di fake news e tramite sostegno – più o meno coperto – a formazioni politiche e partiti apertamente antieuropeisti, quando non espressamente filorussi. Il ripristino della storica influenza russa con un perimetro analogo a quello dei tempi dell’U.R.S.S. è un obiettivo dichiarato; e non è certamente di conforto che, come affermato pochi giorni fa dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, “la visione della nuova amministrazione americana riguardo alle configurazioni di politica estera coincide in gran parte con la nostra visione”.

Secondo punto: quanto sopra pone un problema urgente di deterrenza. Urgente: sarebbe certamente meglio partire prima con la costituzione di un sistema di difesa unica europea e solo dopo procedere al riarmo. Ma non c’è tempo. Per fare l’Euro ci sono voluti almeno dieci anni (dalla crisi del Sistema Monetario Europeo al 1° gennaio 2002, quando la moneta unica cominciò a circolare fisicamente). L’esercito europeo necessita di un lungo processo di costruzione, legato a doppio filo con l’edificazione di una casa politica comune. Deterrenza, che non significa affatto volontà bellicista, ma, esattamente al contrario, rafforzamento del potere negoziale; unica strada per rendere realistica – e non solo una vacua invocazione – la prospettiva di soluzioni diplomatiche sulle basi più durature e meno ingiuste possibili.

Terzo aspetto, forse il più delicato: la spesso evocata pretesa alternativa della spesa in burro anziché in cannoni. Chi, a priori, non preferirebbe che la spesa pubblica privilegiasse scuole ed ospedali rispetto a scopi militari? Ma, posta in termini decontestualizzati, la domanda ancora una volta rischia di essere pericolosamente – o, peggio, colpevolmente – fuorviante. In primo luogo, va ricordato, perché la spesa in sistemi difensivi, al giorno d’oggi, non consiste tanto in bombe e fucili, bensì prevalentemente in ricerca e sviluppo di tecnologie avanzate (sicurezza informatica, intelligence), con comprovate esternalità positive in termini di innovazioni ampiamente utilizzabili in ambito civile (si pensi, solo per citare due possibili esempi, ai droni ed ai sistemi di cybersicurezza). Non solo, ma la consistente mole (800 miliardi di euro) di risorse mobilitate può consentire massicce operazioni di riconversione di settori industriali in crisi (automotive, per esempio), generando sostegno all’occupazione ed effetti economici moltiplicativi (in passato, si sono calcolati moltiplicatori della spesa militare – soprattutto se indirizzata a tecnologie innovative – pari fino all’1,5: la spesa di 1 euro genera un aumento del PIL di 1,5 euro, cioè crea un reddito che supera del 50% l’autofinanziamento della spesa stessa).

Ma, prima ancora dell’affermazione – antiestetica finché si vuole, ma vera – che gli investimenti in sistemi di difesa possono rappresentare un efficace volano per l’occupazione e la crescita economica, il paventato conflitto tra spesa militare e welfare sociale parte da un equivoco di fondo. La sicurezza – garantita proprio dai sistemi di difesa – è indispensabile presupposto rispetto ad ogni altro elemento costitutivo del benessere collettivo. Qualsiasi diritto (all’istruzione, alla salute, al lavoro) poggia necessariamente sulla sussistenza del diritto più fondamentale che ci sia: la sicurezza dell’integrità fisica della persona e dei suoi beni (materiali ed immateriali).

Quindi, così come siamo tutti pienamente consapevoli che per garantire tale diritto alla sicurezza rispetto ai pericoli “interni” sia indispensabile destinare adeguate risorse al finanziamento delle preposte forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri, eccetera), occorre riacquisire altrettanta consapevolezza – offuscata per lungo tempo dall’illusione di un eterno e gratuito ombrello americano – che pure le forze armate (Esercito, Aviazione, Marina) sono altrettanto indispensabili per tutelare esattamente lo stesso diritto rispetto a rischi “esterni”.

A chi invoca l’ideale di una “Europa neutrale”, sarebbe salutare ricordare che il Paese neutrale per antonomasia, la Svizzera, ha fondato la sua vocazione alla neutralità (oltre che su una posizione geografica che non ha mai interessato a nessuno e ad un segreto bancario che ha fatto comodo a tutti) su un’antica abilità guerriera – non a caso, i Papi da oltre cinquecento anni hanno scelto le Guardie Svizzere a difesa del Vaticano – e su un obbligo di leva universale in cui, dopo il primo servizio sotto le armi, per dieci anni si è chiamati a ritornare in caserma per periodici corsi di ripetizione.

Una adeguata capacità di difesa rappresenta la polizza assicurativa posta a garanzia della pace, bene sommamente prezioso; e, come accade per tutte le assicurazioni, se ne paga il premio proprio nell’intento di non doverla mai utilizzare.

Pubblicato su la Gazzetta di Parma martedì 11 marzo 2025

Webinar di Presentazione del Master di I livello in Management dei Finanziamenti Europei per la Pubblica Amministrazione: Un’opportunità per i professionisti del settore pubblico

Il mondo della Pubblica Amministrazione sta vivendo un periodo di cambiamento e trasformazione, e la gestione dei finanziamenti europei gioca un ruolo sempre più cruciale per la crescita e l’innovazione delle istituzioni pubbliche. Per rispondere a queste sfide, il nostro Master di I livello in Management dei finanziamenti europei per la Pubblica Amministrazione offre una formazione avanzata, mirata a fornire gli strumenti necessari per gestire e ottimizzare l’uso dei fondi europei in ambito pubblico.

Per presentare il programma, mercoledì 12 febbraio 2025 si terrà un Webinar di presentazione del Master, aperto a tutti gli interessati a intraprendere o rafforzare una carriera nel campo del management pubblico. L’evento sarà un’occasione per scoprire in dettaglio il piano didattico del master, le opportunità offerte dal programma e i benefici di una formazione altamente qualificata, pensata per rispondere alle crescenti esigenze della Pubblica Amministrazione in relazione alla gestione dei finanziamenti europei.

Cosa aspettarsi dal Webinar

Il webinar sarà condotto da esperti del settore, che illustreranno non solo il contenuto del corso, ma anche le opportunità professionali legate a questa formazione. Tra i temi trattati:

  • Il programma del Master: Un percorso completo che esplora i fondi europei, le modalità di accesso e gestione, e le best practices per rendicontare i finanziamenti in modo efficiente.
  • Le competenze richieste e acquisibili: Come prepararsi per ruoli di responsabilità nella gestione dei finanziamenti e sviluppare competenze pratiche per affrontare le sfide quotidiane della Pubblica Amministrazione.
  • Il corpo docente: Una panoramica sui docenti e le esperienze pratiche che porteranno in aula, rendendo il master altamente orientato alla realtà operativa.
  • Opportunità di networking: Come il programma apre porte verso collaborazioni e possibilità di crescita all’interno della Pubblica Amministrazione e nel settore privato.

Un percorso pensato per il futuro della Pubblica Amministrazione

Il Master si rivolge a professionisti che desiderano acquisire competenze specifiche per operare con successo nella gestione dei finanziamenti europei, ma anche a coloro che sono già attivi nel settore pubblico e vogliono specializzarsi in questa area fondamentale per lo sviluppo di progetti innovativi. La formazione permetterà di affrontare con maggiore consapevolezza la complessità della gestione finanziaria in un contesto europeo sempre più interconnesso.

Se vuoi essere parte del cambiamento e acquisire competenze strategiche per contribuire alla crescita della Pubblica Amministrazione, non perdere questa occasione di scoprire come il Master di I livello in Management dei finanziamenti europei per la Pubblica Amministrazione può fare la differenza nella tua carriera.

Dettagli dell’evento:

  • Data: 12 febbraio 2025
  • Orario: 17:30 – 18:30
  • Modalità: Online (Accesso gratuito previa registrazione al seguente link)

Registrati oggi stesso e scopri come questo master può aprire nuove opportunità professionali nella gestione dei fondi europei!

Per maggiori informazioni sul Master clicca qui

Per registrarsi all’evento: https://events.teams.microsoft.com/event/d48b0516-f60e-416b-aad7-e6f73e7c60a9@0643d616-8ab5-4db2-9664-62be1b30c46a

Webinar di Presentazione del Master di II livello in Management degli Enti Locali: Un’opportunità per i professionisti del settore pubblico

La gestione degli enti locali è un campo in continua evoluzione, che richiede competenze specifiche per affrontare le sfide complesse di una Pubblica Amministrazione sempre più interconnessa e innovativa. Per rispondere a queste esigenze, il Master di II livello in Management degli Enti Locali offre un percorso formativo avanzato, mirato a preparare i professionisti del settore pubblico a gestire e ottimizzare le risorse degli enti locali in modo efficace ed efficiente.

Il Webinar di presentazione del Master, che si terrà martedì 11 febbraio 2025, sarà un’occasione imperdibile per conoscere tutti i dettagli di questo programma esclusivo. Durante l’evento online, esploreremo il contenuto del master, le sue finalità e le modalità didattiche, offrendo una panoramica completa delle opportunità di crescita professionale che il percorso formativo può offrire.

Cosa aspettarsi dal Webinar

Il webinar rappresenta un’opportunità unica per approfondire i vari aspetti del master e scoprire come questo programma possa contribuire alla tua carriera nel settore pubblico. Alcuni dei temi trattati durante l’evento includeranno:

  • Il programma formativo del Master: Un percorso didattico completo, che affronta tutte le principali tematiche legate alla gestione degli enti locali, dalla pianificazione strategica alla gestione delle risorse, fino all’innovazione e alla digitalizzazione della pubblica amministrazione.
  • Obiettivi e opportunità di crescita professionale: Come questo master può arricchire il tuo profilo professionale, preparandoti per affrontare le sfide moderne nella gestione degli enti locali.
  • Modalità didattiche: Un’esperienza formativa che combina lezioni teoriche, studi di caso e attività pratiche, con una particolare attenzione all’approfondimento delle problematiche reali che si affrontano nelle amministrazioni locali.
  • Il corpo docente: Docenti con esperienza diretta nel settore pubblico, pronti a guidarti attraverso tematiche complesse e a offrirti le competenze necessarie per intraprendere o migliorare la tua carriera nel management pubblico.
  • Collaborazioni con enti e istituzioni: Opportunità di networking con amministrazioni pubbliche, enti locali e professionisti del settore, che arricchiranno il percorso di studio e permetteranno di applicare la teoria alla pratica.

Perché partecipare?

Questo master è pensato per chi vuole intraprendere una carriera nel management pubblico o per chi desidera potenziare le proprie competenze professionali nell’ambito degli enti locali. Grazie al programma formativo avanzato e alle competenze che acquisirai, sarai pronto ad affrontare le sfide di una Pubblica Amministrazione in continuo cambiamento, in grado di gestire in modo strategico e innovativo i processi all’interno degli enti locali.

Non perdere questa occasione di scoprire come il Master di II livello in Management degli Enti Locali possa essere il prossimo passo nella tua carriera.

Dettagli dell’evento:

  • Data: martedì 11 febbraio 2025
  • Orario: 17:30 – 18:30
  • Modalità: Online (Accesso gratuito previa registrazione al seguente link)

Registrati subito e preparati a investire nel tuo futuro professionale con un percorso di alta formazione pensato per rispondere alle sfide moderne della gestione degli enti locali!

Per maggiori informazioni sul master clicca qui 

Per registrarsi all’evento: https://events.teams.microsoft.com/event/9ecf8c17-40b8-4299-9469-fcbede88ec35@0643d616-8ab5-4db2-9664-62be1b30c46a

L’amministrazione americana e la sovranità europea

Ci sono delle date nella storia che hanno un impatto sui cittadini e sull’opinione pubblica. Per esempio, come non ricordare il marzo 2020, quando quasi in contemporanea il mondo si è fermato a causa di una pandemia che ha ricordato a tutto il mondo la fragilità dell’essere umano specialmente in un modo globalizzato. Il 22 febbraio 2022, quando l’aggressione all’Ukraina da parte della Russia, rompeva un equilibrio di pace mettendo fine ad alcuni principi basilari del diritto internazionale come il rispetto della sovranità di uno Stato con il rischio concreto non solo di estensione del conflitto ma anche il rischio di violazioni delle sovranità nazionali, attraverso azioni militari o sofisticate ingerenze informatiche. O ancora il 7 ottobre 2023 quando i brutali attacchi di Hamas contro il popolo israeliano ha riaperto il mai sopito conflitto Israele-Palestinese, con il suo carico di massacri e tensioni ed il rischio di destabilizzare l’intera regione con conseguenze umane, economiche difficilmente calcolabili.

Il 20 gennaio 2025 potrebbe diventare una data che potrebbe essere ricordata nella storia dei paesi europei. L’ingresso alla Casa Bianca del neo rieletto Presidente Trump rischia infatti di incidere sulla vita di noi europei. Ovviamente non sappiamo se e come i proclami elettorali si tradurranno in azioni e politiche concrete, ma pur ammettendo che più indizi non fanno una prova, ci sono sufficienti motivi per essere preoccupati. Mi limito a segnalare tre minacce concrete alle quali i paesi europei dovranno farsi trovare pronti a dare delle risposte efficaci. Queste minacce sono:

L’introduzione di dazi sui prodotti europei, la de-regolazione globale dall’uso/abuso dell’intelligenza artificiale, dei social e sdoganamento delle cripto-valute ed il disimpegno militare americano dall’Europa.

Il tema dei dazi è quello che potrebbe tentare gli Stati europei ad andare a trattare bilateralmente con l’amministrazione americana. Una trattativa separata dei singoli Stati, permetterebbe di strappare alcune concessioni ma il prezzo da pagare sarebbe comunque elevato sia in termini di importazioni che in aumento dell’influenza americana sulle politiche nazionali nei vari paesi. Gli Stati europei dovrebbero difendere la propria sovranità cercando di preparare una risposta comune alle iniziative americane, cercando di evitare una guerra commerciale, dannosa per tutti, e cercando di instaurare un negoziato per raggiungere un accordo commerciale globale, che può essere raggiunto solo con la capacità degli Stati di trovare obiettivi condivisi da tutti gli Stati.

Nel settore delle tecnologie l’Europa ha un grosso ritardo produttivo ma è stata all’avanguardia nel regolamentare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA act) per permettere un uso responsabile a beneficio dei consumatori e per la difesa dei diritti d’autore. Parallelamente sono state adottate misure per regolamentare i servizi Digitali ed il Mercato Digitale, misure tendenti a limitare lo strapotere delle piattaforme digitali, come Amazon, Facebook, TikTok, Google ed altri. A questo si deve aggiungere le probabili pressioni esercitate dal potente consigliere di Trump, Elon Musk per ufficializzare e liberalizzare il mercato del cripto valute (di cui tra l’altro è proprietario di una di queste). Gli Stati Europei hanno tutto l’interesse a regolamentare anche i settori dei servizi e del mercato digitale e del cripto valute, per non farsi trovare impreparati e resistere alle probabili pressioni di deregulation che verosimilmente arriveranno dalla nuova amministrazione americana. Solo con una posizione forte gli Stati europei potranno proteggere i loro cittadini e mantenere la loro sovranità nazionale.

Infine il problema della sicurezza e della protezione del territorio europeo da attacchi esterni. La protezione finora garantita dallo scudo americano all’interno della NATO rischia di venir meno. Gli Stati Uniti, chiedono da tempo un maggiore impegno finanziario nella difesa all’interno della Nato, richieste che hanno trovato solo un orecchio distratto dalla maggior parte dei governi europei. La nuova amministrazione americana rischia di non fare sconti e costringere gli Stati europei ad aumentare le spese per la difesa.

Questo pone tre ordini di problemi, finanziario, produttivo e militare. Le finanze pubbliche di quasi tutti gli Stati non hanno, individualmente, le risorse per sostenere delle spese, che oltretutto solleverebbero forti critiche e resistenze da parte delle opinioni pubbliche. La soluzione potrebbe essere trovata, sul modello messo in campo nel post Covid, nell’ emissione di debito comune europeo per finanziare una maggior presenza europea alla propria difesa militare.

Il secondo problema è di ordine produttivo, se gli Stati europei non vogliono continuare a finanziare le industrie americane di armi, devono accordarsi per indirizzare la produzione verso un numero di modelli di armi ridotto, rinunciando alle pretese eccellenze nazionali. Cosa non facile ma indispensabile per investire nell’industria europea come d’altra parte raccomandato nel rapporto di Enrico Letta.

Per ultimo, l’aspetto militare il semplice coordinamento delle iniziative non è sufficiente, un salto di qualità è necessario, creando delle strutture decisionali in grado di prendere le misure per garantire la sicurezza dei nostri paesi e la sovranità dei nostri Stati.

Se l’Europa raccoglierà in modo positivo le sfide che verranno dagli Stati Uniti la data del 20 gennaio 2025 potrà essere ricordata come quella del salto qualitativo dell’Europa, altrimenti… meglio non pensarci!

Pubblicato dalla Gazzetta di Parma 11/01/2025

Verso l’euro digitale: cos’è e a cosa servirà?

Marco Ziliotti

 

Immaginate di poter disporre di un borsellino virtuale, incorporato nel vostro smartphone -o computer – , oppure in una card, che vi consenta di effettuare pagamenti accettati ovunque, senza commissioni né costi di altra natura (né per voi né per chi li riceve); che funzioni anche offline, nel più sperduto rifugio di montagna o quando internet va in tilt; che consenta, sempre senza costi, di trasferire in tempo reale  potere d’acquisto ad un familiare cui hanno rubato il portafoglio mentre era in viaggio all’estero; che, a differenza di bonifici, carte di credito e di debito, non solo, come detto, sia gratuito ma non necessiti nemmeno di appoggio su un conto corrente bancario – tuttavia che, se già lo possedete, può consentire (tramite un meccanismo di cosiddetto reverse waterfall) di attingere alle disponibilità giacenti – ; insomma, di un mezzo di pagamento semplice ed universale come il contante, ma che, a differenza di questo, grazie alla sua immaterialità, possa essere utilizzato senza trasferimento fisico e detenuto minimizzando i rischi di sottrazione fraudolenta.

In effetti, esistono già da anni sul mercato sistemi di wallet digitali (tra cui le più diffuse app PayPal, Google Pay, Apple Pay, Amazon Pay), ma anzitutto il loro funzionamento dipende dalla copertura internet ed inoltre si tratta di strumenti gestiti da soggetti privati, prevalentemente di oltre Atlantico, che, fra l’altro, si impossessano di tutte le informazioni relative alle transazioni eseguite.

L’euro digitale, invece, alla stessa stregua degli euro fisici, sarà un mezzo di pagamento gestito da una autorevole istituzione pubblica, la BCE, con tutte le garanzie del caso (anche quelle di avere un gestore “domestico”, elemento non banale in tempi di forti incertezze geopolitiche). Il progetto legislativo di istituzione di una CBDC (Central Bank Digital Currency) europea – sono peraltro in fase avanzata analoghi progetti in USA e Cina – è contenuto nel “Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’istituzione dell’euro digitale”, che prevede, dopo una fase preparatoria iniziata nel novembre 2023, che fra un anno il Consiglio direttivo della BCE passi alla fase operativa, stabilendone nel dettaglio modalità e tempistiche (rulebook).

La diffusone della moneta europea virtuale esordirà dunque probabilmente nel 2026, con l’obbligo di accettazione quale mezzo di pagamento non solo nei venti paesi dell’Eurozona, ma in tutti i ventisette dell’UE, con la fondata aspettativa che in breve tempo, alla stessa stregua dell’euro fisico, pure l’euro digitale venga accettato in tutti – o quasi – i paesi del mondo.

Preciso obiettivo delle autorità europee è che l’euro digitale rappresenti esclusivamente un mezzo di pagamento e non una riserva di valore (cioè, un asset su cui investire il proprio patrimonio). A tale scopo, si prevede che le somme detenute in euro digitale non fruttino alcun interesse e siano assoggettate a stringenti limiti quantitativi a livello individuale (le imprese potranno solo riceverlo in pagamento). Tali vincoli peraltro serviranno pure ad evitare effetti di disintermediazione e quindi di spiazzamento del sistema bancario: i depositi bancari continueranno ad essere la forma tipica di riserva di valore liquida.

Tale natura di mero mezzo di pagamento e non di potenziale asset speculativo mette in evidenza anche come l’euro digitale non sia in alcun modo comparabile alle criptovalute (Bitcoin, Ethereum, Tether, Solana, ecc): queste infatti, come noto, non dispongono di alcuna garanzia di controllo legale, bensì di sistemi fondati su tecnologie distribuite, tipo blockchain, e vengono tipicamente utilizzate come forme di investimento speculativo, altamente volatile.

L’euro digitale sarà invece assoggettato a controlli puntuali da parte della BCE che, come da suo preciso mandato istituzionale, ne dovrà dunque garantire la sicurezza – anzitutto rispetto al cybercrimine -, la stabilità del valore e, non meno importante, la tutela della privacy. Tema, quest’ultimo, di particolare delicatezza: l’uso frequente delle criptovalute per scopi illeciti suggerisce che anche le monete digitali, alla stessa stregua del contante, potranno essere utilizzate per finalità illegali. Starà all’intelligenza del regolatore trovare un giusto equilibrio fra lotta alla criminalità finanziaria e libertà economica.

La futura Commissione europea

Alfredo De Feo

Il 20 Novembre 2024, i gruppi politici del Parlamento europeo hanno concluso l’accordo politico che, con ragionevole certezza, permetterà l’entrata in funzione della nuova Commissione europea, il 1 dicembre come nella scorsa legislatura. Tale voto mette fine a molti mesi in cui l’attenzione delle Istituzioni europee è stata più rivolta verso l’interno che alle vicende geopolitiche. L’elezione di Trump, alla Presidenza degli Stati Uniti ha dato un’ accelerazione a processi che nel passato sono stati più complessi.

Per molti osservatori il comportamento dei leader dei gruppi parlamentari è apparso poco maturo, dettato da preoccupazioni difficilmente comprensibili di fronte alle urgenze ed alle sfide mondiali, sfide che si potranno affrontare solo con una grande unità.

I contrasti tra i gruppi politici, al di là, delle posizioni identitarie e nazionali, nascondevano un malessere di fondo: accettare lo spostamento della maggioranza dall’europeismo che abbiamo conosciuto negli decenni scorsi ad un europeismo, marcato da una presenza più invasiva degli Stati, probabilmente più in sintonia con il sentire di una parte dell’opinione pubblica, che si è tradotta nel risultato alle elezioni europee.

Ursula von der Leyen, ha colto da subito questo cambiamento, proponendo di coinvolgere il gruppo conservatore, o almeno una parte del gruppo, nelle cariche apicali della Commissione, essendo cosciente che nel prossimo quinquennio non potrà sempre contare sulla maggioranza di popolari, socialisti, liberali e verdi e che, probabilmente, avrà anche bisogno del supporto della destra più moderata, i conservatori europei. Inoltre, la nomina di Fitto dovrebbe garantirle una maggioranza più stabile anche in seno al Consiglio, dove il peso dell’Italia non è indifferente. Nell’architettura bicamerale europea, infatti, la Commissione, per qualsiasi atto legislativo, dovrà trovare non solo il sostegno della maggioranza parlamentare ma anche quella degli Stati Membri. L’atteggiamento della Presidente della Commissione denota lucidità e realismo politico.

Il Parlamento Europeo ha ampiamente dimostrato in questi anni di essere fondamentale nell’equilibrio istituzionale, potrà continuare ad essere centrale nella costruzione europea a condizione di mantenere la capacità di compromesso anche di fronte ad un Consiglio, la cui maggioranza degli Stati ha probabilmente una visione dell’Europa più nazionale.

D’altra parte se guardiamo agli ultimi venti anni, il processo decisionale europeo è divenuto progressivamente più intergovernativo, riducendo l’influenza della Commissione. La Commissione che dovrà accompagnare l’Europa verso il 2030 sarà sicuramente influenzata dai Governi, molti dei Commissari sono diretta espressione dei Governi nazionali ed è probabile che questi condizionino le scelte della Commissione più di quanto avvenuto in passato.

Gli ultimi anni hanno dimostrato però che il processo di integrazione europea può proseguire anche attraverso il metodo intergovernativo, con decisioni prese all’unanimità, come è stato per il piano di Ripresa e Resilienza finanziato con la garanzia dei bilanci nazionali. Anche se probabilmente, nell’immediato, questo tipo di finanziamento non si riprodurrà, gli Stati possono essere capaci di far progredire l’integrazione europea. La prova concreta si è avuta nel Consiglio Europeo informale del otto Novembre 2024 dove, i Capi di Stato e di Governo hanno invitato la Commissione, tra l’altro, a presentare una strategia orizzontale sull’approfondimento del mercato unico, verso un’unione dei risparmi e degli investimenti e realizzare con urgenza progressi per quanto riguarda l’unione dei mercati dei capitali.

Inoltre gli Stati chiedono all’Alto Rappresentante ed alla Commissione di presentare proposte per aumentare l’efficienza della capacità di difesa europea, in particolare rafforzando opportunamente la base industriale e tecnologica di difesa opzioni elaborate di finanziamento pubblico e privato.

Per concludere, la nuova Commissione dovrà rafforzare la credibilità europea con proposte che possano raccogliere il consenso di tutti gli Stati se è possibile, senza dimenticare che i Trattati prevedono che alcuni progetti siano condivisi solo da una gruppo di Stati, come per esempio l’Euro, o il trattato di Schengen, la cooperazione rafforzata, lasciando ovviamente le porte aperte agli altri di partecipare.  

Pubblicato sulla Gazzetta di Parma 23/11/2024

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